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Biodiversità

Cacao

Fino agli anni Ottanta il Brasile era leader mondiale nella produzione di cacao ed il 90% era prodotto nello stato di Bahia attorno ad Ilheus con 400.000 tonellate all’anno.

Nel 1989 il fungo “vassoura de bruxa” (Crinipellis perniciosa), ha raggiunto la Bahia ( quasi un secolo dopo il Suriname colpito nel 1895, l’Ecuador nel 1918, Trinidad nel 1928, e il Venezuela nel 1937) e causato l’abbandono delle coltivazioni del cacao ed in parte la loro conversione ad aree di pascolo o di agricoltura intensiva riducendo il bisogno di manodopera e creando povertà e distruzione della foresta per lasciar spazio a coltivazioni di sussistenza di chi rimase senza lavoro.

La produzione di cacao è oggi scesa a circa 100.000 tonnellate anno lasciando il Brasile sempre al primo posto per produzione di cacao in Sud America ma portandolo al sesto posto a livello mondiale (quasi a parimerito con Ecuador) dopo Costa D'Avorio,  Ghana, Indonesia, Nigeria e Cameroon. Le nuove piantagioni Africane ed Indonesiane create per colmare la diminuita produzione brasiliana e l'aumentata domanda mondiale presentano due problemi: il cacao proviene dalle americhe ed è clonato da pochi esemplari, ha così una bassa variabilità genetica ed una forte suscettibilità alla propagazione estensiva di malattie. Il cacao è prodotto spesso a sole pieno causando l’estinzione totale della biodiversità e con un costo del lavoro estremamente basso ed in alcuni casi comparabile a stati di schiavitù che rende quasi impossibile la concorrenza Sud Americana. Si sono persi così 90.000 posti di lavoro nello stato di Bahia e la capacità di investire a lungo termine sulla redditività delle piantagioni.

Il danno sociale si somma al danno ecologico poiché le aree di “Cabruca” (aree la cui coltivazione del cacao è fatta all’ombra della foresta primaria) sono zone di riparo o transizione per la fauna che può così muoversi e favorire lo scambio di DNA. La coltivazione a pieno sole di tipo africano ed indonesiano interrompe la connessione attraverso le chiome degli alberi tra le superstiti aree di foresta vergine isolando i mammiferi. Il patrimonio genetico della fauna si impoverisce insieme a quello della flora che non beneficia più del trasporto sementi che gli animali garantiscono.

In Bahia diversi primati endemici come il golden-headed lion tamarin (Leontopithecus chrysomelus) il yellow-breasted capuchin monkey (Cebus apella xantosthernos) e  il Weid's black-tufted-ear marnose (Callithrix kuhlii) utilizzano le aree di Cabruca per spostarsi.
La conservazione del tradizionale sistema di produzione Cabruca del cacao tipico di Bahia congiunta alla conservazione di aree di foresta primaria è quindi vitale per la conservazione delle foreste pluviali.

Il cacao Forastero Amelonado Comun originario dell’Amazzonia occidentale è stato il cacao più piantato in larghe aree del Brasile, dell'Indonesia e dell’Africa. E' anche considerato il cacao originario da cui derivano tutte le varietà. Dovuto alla vicinanza geografica con l'Amazzonia e quindi alla faciltà di trasporto di differenti DNA la sua varietà genetica è maggiore nella Bahia che altrove. Il germoplasma di molte piante può essere conservato in maniera ortodossa, cioè in forma di semi essiccati e conservati a bassa temperatura, ma questo non è possibile col cacao i cui semi non sopravvivono. Il germoplasma del cacao può essere conservato solo sugli alberi viventi. Il futuro del cacao dipende quindi dalla disponibilità su larga scala di differenti germoplasma in modo da poter produrre piante resistenti alle malattie odierne e future; piante di qualità ed adatte ai climi locali. Quasi tutta la ricostituzione delle piantagioni del centro America colpite dal fungo Crinipellis perniciosa è avvenuta attraverso piante di cacao selvatico e non, recuperate con spedizioni in Amazzonia Occidentale  negli anni 30 e 40.

FirstFlora produce  cacao organico certificato IBD (Istituto Biodinamico Brasiliano) con sistema agroforestale di conservazione della foresta e utilizzo di manodopera locale. 

La piantagione è sulla “Costa do Cacau” a sessanta chilometri da Ilheus la capitale dei romanzi di Jorge Amado. L’aera di produzione è di  circa 30 ettari col sistema "Cabruca" (all’ombra della foresta primaria salvaguardandone così la biodiversità) consociata a produzione di chiodi di garofano, anacardo, cocco, cannella e caffè.

Il sapore forte e deciso del cacao è figlio della terra rossa e ricca della Bahia. E’ cacao di tipo  “Forastero” dalla caratteristica “burrosità”  e con una bassa resa per ettaro. La fermentazione scrupolosa in casse di legno pregiato ne sviluppa tutti i 500 precursori aromatici ed il seccaggio esclusivamente al sole sono eseguiti ottemperando ai massimi standard esistenti attraverso i migliori strumenti di controllo-qualità tecnologici. Solo le fave migliori sono selezionate e trasportate in Italia dove sono artigianalmente torrefatte per misura e miscelate agli ingredienti non raffinati, senza lecitina di soia e senza surriscaldamenti che ne possano alterare le qualità. Infine un lungo concaggio esalta la tattilità vellutata e l’aroma del cioccolato FirstFlora conferendogli una lucentezza specchiata.

Le vendite di cioccolato finanziano la protezione della Reserva FirstFlora : ettari di Foresta Atlantica ombrofila densa ad ovest di Itacarè nello stato di Bahia, Brasile. L'area fa parte del bacino idrografico del Rio de Contas che ha il record mondiale di  biodiversità arborea con 454 specie differenti di alberi per ettaro di cui il 53% endemici.

Facciamo parte della cooperativa Cabruca di Ilheus, composta da una sessantina di soci tra cui un Movimento di Sem Terra. La produzione della cooperativa è all’incirca 200 tonnellate all’anno di cacao organico col sistema “cabruca”.

 
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