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Research

UniMiB

 

Studio e certificazione del cacao prodotto dalla FirstFlora e dai soci della Cooperativa Cabruca, Bahia, Brasile.

 

Il Brasile è considerato uno dei paesi “megadiversi”, in quanto ospita una percentuale rilevante di organismi vegetali e animali terrestri. Nello stesso tempo in Brasile è presente uno dei biomi più minacciati del pianeta, la Mata Atlantica, lussureggiante foresta pluviale una volta estesa per migliaia di chilometri lungo la costa atlantica, ricca di specie endemiche, di cui rimangono solo pochi frammenti e considerata dalle organizzazioni internazionali ad alta priorità di conservazione.
L’iniziativa di FirstFlora, volta alla protezione di una riserva naturale di Mata Atlantica (Reserva Natural Janaina ad Itacarè nello stato di Bahia) e inserita, per quello che riguarda la coltivazione di cacao, nell’attività della Cooperativa Cabruca di Ilheus. E’ un progetto che merita massima attenzione e sostegno per i suoi contenuti etici, sociali, di protezione ambientale, configurandosi come esempio realistico di sviluppo sostenibile. Esso coniuga infatti la protezione di una ricchissima biodiversità, gravemente minacciata perché ormai relegata in piccole aree frammentate di foresta, con lo svolgimento, in una area ridotta, di un’attività agricola basata sulla coltivazione del cacao con il metodo “Cabruca”. Le varietà utilizzate vengono chiamate cacao “Forastero Amelonado Comun Parà, Parazinho e Maranhao” (Teobroma cacao subsp. sphaerocarpum), sono di origine amazzonica  e si adattano alla coltura nel sottobosco della foresta primaria.
E’ opportuno certificare le varietà di cacao che si prestano alla coltura mediante il metodo Cabruca, allo scopo di conferire a queste varietà un alto valor aggiunto come “protettrici della foresta”, distinguendole da altre varietà simili che crescono in pieno sole e non consentono la protezione della foresta, ma anzi ne causano la scomparsa. Essendo poi le cultivar “Forastero Amelonado Comun, Parà, Parazinho e Maranhao”, coltivate col sistema Cabruca, molto vicine ai loro parentali selvatici dell’Amazzonia, è probabile che conservino una gran parte della variabilità genetica originaria, a differenza di altre varietà selezionate ed esportate. 
Sul cacao incombe anche la minaccia di una monopolizzazione della sua produzione e commercio, con conseguente scomparsa di moltissime cultivar dalle caratteristiche pregiate ed uniche che non troverebbero più spazio in una logica di mercato basata sulla commercializzazione di una sola cultivar geneticamente modificata. Un recente articolo del quotidiano “la Repubblica” riporta la notizia che la multinazionale americana Mars sta finanziando il sequenziamento del genoma di cacao, per poter ottenere un organismo geneticamente modificato (OGM) che resista alle malattie e alla siccità. E’ presumibile che, dato il costo dell’operazione, questa venga condotta su una sola cultivar che poi verrà coltivata intensivamente su grande scala soprattutto in Africa, per il basso costo della manodopera. Il mercato verrà saturato da un solo tipo di materia prima dalle caratteristiche standard, mentre numerose altre cultivar in grado di fornire un prodotto di maggior pregio per le sue proprietà organolettiche, verranno poste fuori mercato. Un’operazione di questo tipo, ancorché estremamente redditizia per la multinazionale che la promuove, può comportare in prospettiva conseguenze molto gravi: una forte erosione genetica del cacao coltivato, a causa della selezione di particolari genotipi da sottoporre a trasformazione; rischio di gravi epidemie in futuro causate da nuovi agenti patogeni verso i quali non è stata indotta la resistenza; scomparsa di molte cultivar pregiate con conseguente impoverimento delle zone dove attualmente vengono coltivate; ulteriore distruzione della foresta per estendervi la coltura intensiva del cacao OGM.Per tutte queste ragioni, è quanto mai auspicabile una presa di coscienza della situazione per poter attivare un’azione volta al riconoscimento di cultivar di cacao che possano coniugare un alto livello qualitativo per le loro proprietà organolettiche con un metodo di coltivazione che permetta la difesa dell’ambiente.
In sintesi, i motivi che suggeriscono di condurre un’analisi genetica sulle varietà di cacao della FirstFlora e degli altri soci della Cooperativa Cabruca sono i seguenti: 
 
Verificare la probabile elevata variabilità genetica del cacao coltivato nell’area di Ilheus dai soci della Cooperativa Cabruca. Tali varietà meritano di essere conservate e valorizzate perché fonte di quella variabilità genetica indispensabile per la selezione di cultivar migliorate, per es. resistenti alle infezioni (l'eterozigosi come punto di partenza per la conservazione della biodiversità a livello infraspecifico).
Individuare marcatori molecolari specifici per le varietà di cacao coltivate dalla Cooperativa Cabruca. Un “finger print” molecolare di tali varietà consentirebbe di ottenere una certificazione per garantire la qualità del seme e permettere la sua diffusione a tutti i coltivatori che desiderassero utilizzare il metodo “Cabruca”.
 
A tal fine, l’Università degli Studi Milano-Bicocca, Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del Territorio, Cattedra di Botanica Generale sotto la direzione del Prof. Sergio Sgorbati, a partire da Agosto 2007, attraverso la collaborazione dei volontari Legambiente, raccoglierà campioni fogliari di cacao della Reserva Natural Janaina sui quali effettuare una caratterizzazione genetica con lo scopo di promuovere la certificazione e la conservazione del pool genetico originario delle varietà “Forastero Amelonado Comun, Parà, Parazinho e Maranhao” ..
 
Milano, 14 luglio 2008
 
 
 
(Prof. Sergio Sgorbati)
 
 
Prof. Sergio Sgorbati
Università degli Studi di Milano-Bicocca
Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del Territorio
Centro di Studio per la Conservazione della Biodiversità vegetale
Piazza della Scienza 1
20126 Milano
Italy
Tel. +390264482933
Fax +390264482996
e-mail: sergio.sgorbati@unimib.it

 
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